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Intervista Laura Pederzoli auto-apprendimento lingue

Il coinvolgimento dello studente
nell’apprendimento con le tecnologie
Lo sviluppo tecnologico ha cambiato il processo dell’apprendimento rendendolo più dinamico, attivo e interattivo. Sempre più dati confermano una crescita esponenziale dell’auto-apprendimento a distanza tramite moocs. Ne parliamo con Laura Pederzoli, dottoranda dell’Università di Firenze.
Quali sono i vantaggi dell’apprendimento a distanza per lo studente e per l’insegnante?
I vantaggi sono quelli della classe capovolta unita al blended learning.
Nella classe tradizionale, l’apprendimento è di tipo formale e strutturato, l’insegnante è la figura centrale della didattica, spiega a lungo nozioni e assegna compiti mentre lo studente prende appunti e si ritrova da solo, a casa, a fare i compiti cercando un suo metodo di studio.
Nella classe capovolta, invece, l’apprendimento è non formale e informale, lo studente apprende in autonomia per pratica e spontaneamente con modalità e tempi idonei al suo stile cognitivo e controllando via via il suo apprendimento, mentre l’insegnante diviene una guida attenta ai bisogni dello studente che lo supporta nello studio e gli insegna ad imparare.
L’apprendimento a distanza è molto adatto per la formazione degli adulti (università telematiche, academy aziendali, formazione docenti) ma può funzionare anche con studenti minorenni, seppur con altri criteri: primo fra tutti un ambiente più circoscritto e sorvegliato (ad esempio quello di Edmodo).
Come gestire una classe interattiva?
Molto dipende da com’è organizzato il corso e dalle possibilità offerte dalla piattaforma che lo supporta.
La maggior parte dei corsi online sono già strutturati in unità con materiali e esercizi già formulati. Pertanto, il compito dell’insegnante è offrire un valore aggiunto che la tecnologia e il corso non possono dare: guidare le fasi dell’apprendimento dando consigli mirati e personalizzati ai bisogni e alle carenze specifiche dell’allievo. È da sfatare il mito che l’insegnante di un corso a distanza lavora meno di chi insegna solo frontalmente. È fondamentale imparare a gestire il tempo: non si può essere disponibili a tutte le ore. Ci sarà un’ora in cui collegarsi in videoconferenza, una scadenza per la consegna dei compiti, una fascia di tempo per inviare le correzioni.
Quali sono gli aspetti che mostrano l’interesse dell’alunno quando segue un corso online? È possibile valutare un coinvolgimento reale?
Monitorare l’attività dello studente è possibile ed è indispensabile per stimolare la sua motivazione creando strategie di adaptive learning.
L’importante non è controllare quante ore lo studente ha passato online ma considerare il tempo che ci ha messo per conseguire un obiettivo e la qualità del risultato raggiunto. Per farlo, occorre che la piattaforma cui si appoggia il corso supporti dei sistemi di monitoraggio. In base alle statistiche è possibile verificare eventuali lacune e innescare dinamiche di gamification (con punti e premi) che invoglino lo studente a migliorarsi.
I giochi digitali, i moocs e i serious game possono aiutare a coinvolgere lo studente nell’apprendimento? Se sì, come?
Sì, certo, se uniscono alle dinamiche di gioco la finalità dell’apprendimento e dello sviluppo di abilità personalizzate il più possibile per ogni studente. Possono rappresentare l’innesco della motivazione che è la scintilla di qualsiasi attività, anche dello studio.
Basta applicare ciò che faceva già l’istruzione programmata di matrice comportamentista (di Skinner, Pressey e Crowder) negli anni trenta-cinquanta del Novecento: suddividere il corso in unità e, alla fine di ognuna, inserire una sfida da affrontare per rafforzare un’abilità. Se si supera, si ottiene un riconoscimento e si può avanzare; altrimenti, si ripassano le carenze.
È incentivante ottenere un badge alla fine del percorso che certifichi il raggiungimento di una competenza o di un’abilità acquisita. Ed è importante anche poter condividere l’idoneità conquistata con la propria community o che possa essere visibile ad una eventuale azienda che sta cercando un profilo con tali competenze.
Pensi che possa esistere una scuola senza voti?
Esiste già qualche sperimentazione ma credo che, oltre all’idoneità, sia necessario dare anche un voto con un giudizio, soprattutto nelle fasi basilari della formazione (dalla scuola dell’obbligo alla laurea). Se ne può fare a meno, invece, nella formazione e nell’aggiornamento degli adulti.
Parlavamo poco fa di giochi. Pure i giochi forniscono al giocatore un punteggio e una classifica. Voti e giudizi non devono avere per forza una valenza negativa bensì propositiva. Secondo me, sono importanti per lo sviluppo di un individuo perché nella vita siamo sempre soggetti a giudizi, che ci piaccia o no. Gli open badge potrebbero fare la differenza, aiutando a valutare in modo più equo l’allievo. Ovvero, attestando anche competenze acquisite in modo informale e non formale, che possano non solo essere prese in considerazione dal voto complessivo di fine percorso ma anche fargli rivalutare materie più ostiche.
Le piattaforme e-learning open source hanno introdotto il concetto di condivisione e collaborazione. Com’è cambiato il concetto di condivisione nell’era digitale?
Le piattaforme e-learning open source - come Moodle ad esempio - hanno sfruttato per finalità didattiche gli strumenti e i servizi offerti dal Web 2.0. Questo ha reso possibile agli studenti interagire con la piattaforma e fra di loro con più gradi: dalla semplice partecipazione, alla condivisione fino alla collaborazione. Chat, forum e videoconferenze possono aiutare molto quando si collabora a un progetto comune. Sta al docente innescare dinamiche di cooperative learning, magari dando obiettivi diversi per valutare individualmente il lavoro di ogni studente che compone il gruppo. Ormai molti studi dimostrano che le strategie cooperative migliorano non solo l'apprendimento ma anche i risultati rispetto alle strategie individuali e competitive.
Rispetto ai corsi frontali tradizionali, queste piattaforme permettono agli studenti e al docente di collegarsi al corso, da dispositivo fisso o mobile, in ogni momento della giornata, ovunque si trovano. Pertanto, è possibile seguire corsi erogati da più enti e collaborare con persone di più provenienze. Mi viene in mente EduOpen, un network di atenei italiani che eroga corsi gratuiti aperti a tutti e certificabili con badge. Queste potenzialità offerte dall’era digitale aumentano le possibilità di rispondere a ogni esigenza formativa.
Com’è cambiato l’insegnamento delle lingue?
Gli approcci, i metodi e le strategie storiche della glottodidattica vengono ancora sfruttati nei corsi online e app ma ognuno di questi si è specializzato in un segmento di mercato: c’è chi punta sulla condivisione e la collaborazione peer-to-peer come la community di apprendimento Busuu.com, chi sfrutta le dinamiche di gamification come la app Duolingo, chi insiste sulla memoria visiva e auditiva come le app Mosalingua, ecc.
Penso che insegnare a distanza sia una sfida di per sé. Insegnare una lingua con corsi online o in app è ancora più complesso; pensare che si possano veicolare anche aspetti civili e culturali che favoriscano l’integrazione è la sfida delle sfide.
Studio da anni siti e app di questo settore (e altri affini) e posso dire che, col tempo, la maggior parte di loro ha migliorato il servizio, affinato le strategie didattiche riuscendo così non solo a rimanere sul mercato ma ad attirare milioni di utenti iscritti.
Penso che siano un ottimo modo per motivare allo studio delle lingue i principianti, per mantenere in allenamento chi già le conosce e, in ogni caso, per permettere a chiunque di imparare le fondamenta di più lingue e sentirsi davvero cittadino del mondo.
Pensi che esista un apprendimento uguale per ogni studente oppure l’insegnamento dovrebbe considerare le passioni dei propri studenti?
Sicuramente esistono più modi di apprendere (Gardner li ha elencati e spiegati) e considerare interessi e passioni dei propri studenti, può indubbiamente motivarli e stimolarli nello studio.
Nel caso di studenti minorenni, è utile considerare le passioni come stimolo per creare analogie con aspetti della disciplina. Inoltre, lo studio stesso può suscitare interesse per argomenti che prima non si conoscevano e far nascere nuove passioni.
Nel caso degli adulti, invece, bisogna considerare le loro esperienze pregresse e rifarsi a qualcosa che riguardi il proprio ambito di interesse o di lavoro.
Naturalmente se, oltre alle passioni, si considerano anche le differenti forme di apprendimento, si potrà ottenere un migliore risultato da ogni studente, soddisfacendo lui e l’insegnante e creando un clima positivo senz’altro favorevole all’apprendimento.
Parlaci dei tuoi progetti. Sei riuscita a trasformare la tua passione in lavoro?
Eh, bella domanda! In parte sì, ma sempre con contratti a tempo determinato o prestazioni occasionali. Innanzitutto, ho avuto la fortuna di studiare sempre quello che mi piace e per questo, forse, la mia formazione ha seguito un percorso insolito: Grafica pubblicitaria (Istituto d’Arte), Storia dell’Arte e tesi in Teoria della comunicazione (Facoltà di Lettere).
Questo mi ha consentito di lavorare, subito dopo la laurea, per 8 anni come docente a contratto di Comunicazione multimediale e tutor didattico (che ricopriva i ruoli di e-learning specialist, visual designer e web marketer) in un master in creazione di eventi dell’Università di Firenze. È stata per me una notevole esperienza costruttiva e di ricerca che mi ha permesso di sviluppare concretamente le mie competenze tecniche, gestire e coordinare persone e attività, parlare in pubblico e tenermi costantemente aggiornata sui progressi delle nuove tecnologie applicate ai settori eLearning e visual design, oltre che pubblicare numerosi contributi in questi settori.
Negli stessi anni, dalla mia passione per la progettazione, ho ideato la Certificazione Matrice DUMAS® (http://www.matricedumas.eu) che attesta se un corso e-learning o m-learning veicola correttamente l'insegnamento e l'apprendimento di una lingua a distanza.
Nel frattempo, non ho mai smesso di fare il web e graphic designer freelance e ultimamente mi sono aggiornata conseguendo un diploma come Web designer. Una cosa che mi diverte molto è essere la color designer e colorist della serie di graphic novel e del card game Herr Kompositor® (http://www.herrkompositor.com), il primo metodo di composizione musicale a fumetti, editi dalle Edizioni Curci di Milano.
Alla fine di quest’anno, conseguirò il Dottorato in Linguistica/Teorie della comunicazione con un progetto in “Gestione di corsi e-learning e m-learning per l'insegnamento e l'apprendimento di lingue”.
Cosa sogno per il mio prossimo futuro? Vorrei mettere la mia esperienza al servizio di una struttura di ricerca (laboratori e-learning, corsi open education, università telematiche), di un’academy aziendale, di una casa editrice o di un’agenzia di comunicazione, come e-learning specialist o visual designer. Accetto proposte!
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