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Intervista Cinzia Figus - consapevolezza può migliorare il mondo

La consapevolezza delle persone può migliorare il mondo in cui viviamo.

Viviamo in un mondo dove le opportunità vengono valutate secondo canoni preimpostati a discapito delle considerazioni personali. Oramai si è sempre diffusa la moda di adattarsi alle esigenze del mercato. Come se le persone dovessero accantonare una parte di se stessi per prediligere le scelte capitalistiche. In questa maniera si crea una confusione fra le persone e la percezione dei valori. Come se alcuni comportamenti possano essere sopportati perché rispettano le regole condivise dalla società, anche se umanamente sono impensabili. Questo atteggiamento crea uno squilibrio interiore che causa malessere fisico.

Parliamo con Cinzia Figus giornalista, ricercatrice indipendente e blogger di Tutto è bello, amante della vita nella sua pienezza ed autenticità.

Come poter riequilibrare le nostre energie dissipate in maniera inopportuna?
Non mi sento di dare consigli, ma mi sono sempre sentita una specie di esploratrice della vita e, nel prendere le decisioni, ho sempre tentato di rispondere alla mia coscienza e non a quella degli altri. Non è sempre stato facile, anzi in passato ho superato periodi lunghi e faticosi, soprattutto all’inizio, ma questa è la strada che ho dovuto percorrere per diventare me stessa. Credo che quello che mi ha aiutato a imparare qualcosa dai momenti difficili è stata l’idea che, pur non essendo religiosa, dietro le esperienze della vita ci fosse un senso che dovevo imparare a interpretare. Socrate diceva ai suoi concittadini che l’unico modo per vivere una vita autentica fosse la conoscenza di se stessi, devo dire che io ho cercato di seguire il suo monito alla lettera e non me ne sono mai pentita.

Quali sono gli aspetti più importanti da prendere in considerazione quando si valuta un miglioramento della qualità di vita?
Questa è una domanda da dieci milioni di dollari. Dipendono da persona a persona e, dato che non siamo tutti uguali, da una serie infinita di fattori, tra cui i valori in cui ognuno di noi si riconosce. Molte volte, nella mia vita, ho fatto fatica a capire quale fosse la cosa giusta da fare, ma con l’esercizio ho pian piano imparato ad ascoltarmi profondamente, a prendere distanza da certe contingenze e a capire come agire nel modo più autentico e saggio possibile.


Il cambiamento può essere considerato come un’opportunità per fare pace con se stessi e riesumare alcuni aspetti della propria personalità che col tempo si sono persi?
Dipende da che cosa si intende con la parola “cambiamento”. Puoi cambiare mille volte senza mai fare pace con te stesso, puoi girare come una trottola e non ritrovarti mai. La vita non è mai statica, cambiamo sempre (e cambiano le cose intorno a noi) anche se non ce ne accorgiamo. Per renderci conto del movimento che c’è in noi e fuori, nella vita, dobbiamo in qualche modo educarci a vederlo. E successivamente, come sostiene qui la counselor Gioia De Marzi, imparare a fluire con esso. Questa è la mia esperienza.

Come distinguere quello che siamo da quello che gli altri vorrebbero che noi fossimo?
Siamo tutti diversi, per alcuni di noi risuonare con le cose che ci fanno stare bene è più semplice che per altri. Da un certo periodo in poi della mia vita, mi sono esercitata quotidianamente ad ascoltarmi e a capire, ogni volta che me ne si presentava l’occasione, se volevo fare una certa esperienza o se “dovevo” farla per far contento qualcun altro. Per quanto mi riguarda, non c’è stata altra via se non quella di lavorare su di me perché, se non ti conosci davvero, il rischio è che ti ritrovi a vivere la vita che vogliono coloro che hanno una certa idea su di te e non la tua. Anche su questo aspetto della questione, tuttavia, si potrebbe parlare per ore. In questo post del blog, prendendo spunto da “Il Mago di OZ”, racconto la mia esperienza a riguardo.

Quali sono i comportamenti quotidiani che accrescono la propria consapevolezza? Posso dirti quali sono state le abitudini che hanno reso me più consapevole.
Ho affrontato le domande scomode sulla mia vita e sulla mia famiglia confrontandomi con terapeuti e Couselor con approcci diversi, cerco di mettermi in discussione quotidianamente, leggo molto e, anche se per lavoro uso parecchie ore al giorno i social network, cerco di non esserne schiava. Partecipo periodicamente a seminari e workshop di filosofia, psicologia, crescita interiore e mi piace stare spesso in silenzio per fare spazio alla mia voce interiore, è lei che mi guida.

Pensare di avere un tempo limitato potrebbe fare bene alle persone per vivere appieno la propria vita?
Secondo me sì. Lo dicevano i filosofi antichi, ma anche in questo caso, la morte non è una prospettiva che tutti desiderano affrontare prima del tempo. Io preferisco prendermi cura di quello che ho quotidianamente ben sapendo che prima o poi tutto finirà, ma questa è la mia storia. Se vuoi approfondire il tema, ne ho parlato sul blog con la filosofa e formatrice Laura Campanello che lavora con i malati terminali e le loro famiglie da tanti anni. Il titolo dell’intervista è esauriente: se vuoi vivere, impara a morire.

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